Raccolta di racconti, favole e poesie
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lunedì 3 dicembre 2012

Solitudine, se abitare devo... - John Keats


Solitudine, se abitare devo
con te, non sia nel mucchio mal congesto,
tetro, di case; meco sali l'erta,
specula di natura, onde la valle,
i fioriti pendii, la cristallina
piena del fiume, possano sembrare
brevi, una spanna; e faccia io le tue scolte
ove son tenda i rami, ove balzando
rapido il daino mette in fuga l'ape
selvatica dal calice dei fiori.
Amo andar teco queste scene; pure
quel dolce con un animo innocente
conversare, che specchio sue parole
sono di squisitezza dei pensieri,
questo della mia anima è il diletto;
e certamente per l'umana specie
quasi beatitudine suprema
dev'esser quando in tuoi soggiorni due
spiriti affini trovano rifugio.

***

O solitude! If I must with thee dwell,
Let it not be among the jumbled heap
Of murky buildings; climb with me the step, -
Nature's observatory - whence the dell,
Its flowery slopes, its river's crystal swell,
May seem a span; let me thy vigils keep
'Mongst boughs pavillion'd where the deer's swift leap
Startles the wild bee from fox-glove bell.
But though I'll gladly trace these scenes with thee,
Yet the sweet converse of an innocent mind,
Whose words are images of thoughts refin'd,
Is my soul's pleasure; and it sure must be
Almost the highest bliss of human-kind,
When to thy haunts two kindred spirits flee.

domenica 28 ottobre 2012

Senza parole - Konstantin D. Balmont



Campagna di Russia, c'è in te una solenne
ma tacita voce di doglie struggenti,
desio senza speme, silenzio perenne,
vertigini fredde, pianure fuggenti.

O vieni all'aurora sull'erta del prato!
Sul fiume si libra la bruma serena.
Nereggia la mole del bosco agghiacciato.
Al cuore fa male, al cuore fa pena.

Non tremano canne. Non frusciano piante.
Languore profondo. Silenzio assoluto.
Galoppano i campi distante distante.
Opprime le cose l'oblio sordo e muto.

Oh vieni al tramonto nei parchi notturni,
del gelido stagno nell'ombra serena.
Là gli alberi sono così taciturni,
e il cuore si strugge, si strugge di pena,

così come quando non viene esaudito
un suo desiderio o fannogli male,
e pur perdonando rimane ferito
a lungo piangendo l'inutile male.

giovedì 18 ottobre 2012

Versi scritti poco lontani dalla mia casa - William Wordsworth




E' questo il primo giorno mite di marzo,
più fragrante di momento in momento,
col pettirosso che cinguetta in cima al larice
che sorge accanto alla nostra casa.

Aleggia nell'aria una benedizione
che sembra infondere un senso di gioia
agli alberi spogli, alle nude montagne
ed ai verdi campi erbosi.

Sorella mia! Ho un desiderio:
ora che la nostra colazione è terminata,
fai presto, lascia le faccende mattutine,
e vieni fuori a goderti il sole.

Edward verrà con te, e ti prego,
presto, metti il tuo abito silvestre,
e non portar libri, ché questo giorno
noi lo dedichiamo al riposo.

Nessuna tetra parvenza sarà legge
per il nostro vivente calendario:
da oggi, amica mia, data per noi
l'inizio dell'anno.

Amore, che ora ovunque rinasce,
migra furtivo di cuore in cuore,
dalla terra all'uomo, dall'uomo alla terra,
- E' questa l'ora dei sentimenti.

Ora un momento potrà darci di più
di cinquant'anni di ragionamenti;
le nostre menti succhieranno da ogni poro
lo spirito della stagione.

Poche tacite leggi si daranno i nostri cuori
cui prestare lunga obbedienza;
per l'anno a venire prenderemo
l'esempio da quest'oggi.

E dal beato potere che aleggia
d'intorno, quaggiù e su in cielo,
trarremo la misura delle anime nostre,
accordandole alla nota d'amore.

Orsù vieni, sorella mia! Vieni, ti prego,
presto, mettiti il tuo abito silvestre,
e non portar libri, ché questo giorno
noi lo dedicheremo al riposo.

***

It is the first mild day of March:
Each minute sweeter than before,
The red-breast sings from the tall larch
That stands beside our door.

There is a blessing in the air,
Which seems a sense of joy to yeld
To the bare trees, and mountains bare,
And grass in the green field.

My Sister! ('tis a wish of mine)
Now that our morning meal is done,
Make haste, your morning task resign;
Come forth and feel the sun.

Edward will come with you, and pray,
Put on with speed your woodland dress,
And bring no book, for this one day
We'll give to idelness.

No joyless forms shall regulate
Our living Calendar:
We from to-day, my friend, will date
The opening of the year.

Love, now an universal birth,
From heart to heart is stealing,
From earth to man, from man to earth,
- It is the hour of feeling.

One moment now may give us more
Than fifty years of reason;
Our minds shall drink at every pore
The spirit of the season.

Some silent laws our hearts may make,
Which they shall long obey;
We for the year to come may take
Our temper for to-day.

And from the blessed power that rolls
About, below, above;
We'll frame the measure of our souls,
They shall be turned to love.

Then come, my sister! come, I pray,
With speed put on your woodland dress,
And bring no book; for this one day
We'll give to idelness.

martedì 16 ottobre 2012

Benedizione - Charles Baudelaire




Quando, per un decreto dei supremi poteri
fra gli uomini annoiati il Poeta discende,
sua madre, in preda al panico e gonfia d'improperi,
a Iddio che la commisera i chiusi pugni tende:

"Ah! mi fossi sgravata d'una covata d'aspidi,
piuttosto che nutrire in me simile scherno!
Maledetta la notte dagli effimeri brividi,
quando accolsi nel ventre il mio castigo eterno!

Poiché tu m'hai, Signore, fra le donne dannato
a sucitar l'orrore di un infelice sposo,
e questo contraffatto essere non m'è dato
buttar nel fuoco, come un biglietto amoroso,

stornerò l'odio tuo che su me s'accanì
sul fatale strumento dei tuoi progetti infami,
e torcerò quest'albero miserevole sì
da seccarne i boccioli velenosi sui rami!"

Così lei, ringoiando le bave acri dell'ira,
senza per nulla intendere i sovrumani editti,
infondo alla Geenna a erigere cospira
i roghi consacrati ai materni delitti.

Frattanto, ebbro di sole, sotto l'ala invisibile
d'un Angelo, il bambino reietto s'incammina,
e vede le bevande mutarglisi ed i cibi
in nettare vermiglio e in ambrosia divina.

Ride ai venti, le voci delle nubi raccoglie,
e s'esalta, cantando, della croce che porta,
giocando come un passero che vola fra le foglie:
ne singhiozza lo Spirito, ch'è sua mistica scorta.

Quanti vorrebbe amare, lo guatan con spavento;
oppure, innanzi a tanta mansuetudine prodi,
gareggiano a cavargli dalle labbra un lamento,
e sul suo corpo provano mille efferati modi.

Fin nel pane e nel vino che avvicina alla bocca
sputi e cenere intridono nelle più sozze forme;
storcono untuosi il naso da ogni cosa che tocca;
e si fanno una colpa di seguitarne l'orme.

La sua donna a gran voce va gridando nel foro:
"Poiché sembro ai suoi occhi così bella, e mi crede
degna d'adorazione, vo' rivestirmi d'oro,
come gli antichi idoli, tutta, da capo a piede.

E di nardo, di mirra, d'olibano pretendo
satollarmi, di carni, di liquori, d'inchini,
per sapere se posso usurpare ridendo
in un cuor che m'ammira gli attributi divini.

Quando poi sarò stanca di queste empie follie,
sopra gli poserò la magra e forte mano,
e con unghie affilate come unghie d'arpie
mi scaverò la strada fino al suo cuore umano.

Come un uccello implume che palpita e che guizza
quel suo purpureo cuore gli strapperò dal petto
e scagliandolo a terra, per disdegnosa bizza,
ne sfamerò il mio levriero prediletto!"

Verso il cielo, ove scorge un trono d'oro e luci,
leva, placido e pio, il Poeta le braccia,
e i maestosi lampi del suo spirito lucido
gli celano la vista dell'orda che minaccia:

"Sia lode a te, Signore, che dai la sofferenza
come un sublime farmaco delle nostre viltà,
e come la migliore e la più pura essenza,
ai forti preannuncio di sante voluttà!

Io so che un seggio in cielo tu conservi al poeta
fra le felici schiere delle sante Legioni,
e lo inviti alla eterna agape ove s'allietano
i Troni, le Virtù e le Dominazioni.

So che la sofferenza è il blasone più certo,
cui non potranno mordere l'inferno né la terra,
e che per intrecciare il mio mistico serto,
agli evi e agli universi dovrò muovere guerra.

Ma quante ebbe Palmira gemme nei dì lontani,
e ignote pietre e perle celano il suolo ed il mare,
anche se incastonate con le tue stesse mani,
non saprebbero al fulgido mio diadema bastare:

poiché sarà contesto di sincere faville,
attinte al fonte sacro dei primigeni raggi,
di cui, per quanto brillino, le terrene pupille
non sono che velate e nostalgiche immagini!"